Costantino Kavafis (1863-1933), poeta greco nato ad Alessandria d’Egitto, è tra le voci più significative della poesia moderna. La sua opera unisce memoria storica, introspezione e un linguaggio limpido e misurato.
Termopili è una delle sue liriche più note e rappresentative. In essa Kavafis evoca il sacrificio degli spartani che affrontarono la morte per difendere la Grecia dai persiani. Tuttavia, il poeta non si limita a celebrare un episodio storico: le “Termopili” diventano un simbolo morale, un emblema di quanti, pur sapendo di essere destinati alla sconfitta, restano fedeli al proprio dovere, alla verità e alla dignità interiore. La lirica esalta dunque una virtù eroica senza speranza, una nobiltà silenziosa e quotidiana che il poeta riconosce in ogni essere umano capace di resistere con coerenza e coraggio.
Termopili
di Konstantinos Kavafis
Onore a quanti in vita
si ergono a difesa di Termopili.
Mai che dal dovere essi recedano,
in ogni circostanza giusti e retti,
agendo con pietà con tenerezza,
generosi se ricchi, generosi
ugualmente quanto possono se poveri,
conforme ai loro mezzi sempre sovvenendo
e sempre veritieri ma senz’astio
verso coloro che mentiscono.
E un onore più grande gli è dovuto
se prevedono (e molti lo prevedono)
che spunterà da ultimo un Efialte
e che i Medi finiranno per passare
(da: Costantino Kavafis, Settantacinque poesie,a cura di Nelo Risi e Margherita Dalmati, Torino, Einaudi, 1992, p.43)
