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Pier Paolo Pasolini cinquant’anni dopo

 

Pasolini

Sono passati cinquant’anni dalla scomparsa di Pier Paolo Pasolini. Un poeta che amo sin dall’adolescenza. E gli anniversari sono, si sa, tempo di citazioni, di riproposte. io stesso gli avevo dedicato una riflessione dieci anni fa, in occasione del quarantennale.
Pasolini non ha lasciato eredi. Non ne ha lasciati come poeta, né come regista, e tantomeno  come intellettuale. In tutte le sue declinazioni si era presentato come un inattuale, e gli inattuali non hanno eredi; al massimo qualche cattivo imitatore. Continua a leggere

L’amore tra cronaca e segno

L’importante è esagerare, titolava Iannacci. Ma a forza di esagerare è facile dire banalità.
Non ci aspettavamo nulla di particolarmente profondo da una lettura del Cantico dei Cantici fatta da Roberto Benigni. Non è un poeta, non è un esegeta, non è neppure un esperto di letteratura ebraica. Nessuna sorpresa, dunque, per gli imbarazzanti svarioni presi durante il suo spettacolo. Tralasciamo quindi di commentare la sua improbabile traduzione semipornografica e, già che ci siamo, sorvoliamo sul fatto che secondo lui questo Libro sarebbe entrato nel Canone delle Scritture quasi per caso. Sorvoliamo anche sull’inciso politicamente corretto di propaganda omosessualista per cui il Cantico “comprende ogni tipo di amore, anche tra donna e donna, tra uomo e uomo, l’amore per tutto”. Chiudiamo pure benevolmente un occhio su tutto o quasi. D’altra parte, ognuno ha il suo mestiere: se Aristotele si materializzasse tra noi per raccontare una barzelletta, nessuno riuscirebbe a ridere. Certo, Benigni sul palco dell’Ariston è riuscito invece a riscuotere i suoi consensi; a qualcuno è sembrato effettivamente profondo, e questo è di sicuro un inquietante segno dei tempi. Ma tralasciamo anche questo.
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«Siamo tutti in pericolo». Pier paolo Pasolini quarant’anni dopo.

“Voglio dire fuori dai denti: io scendo all’inferno e so cose che non disturbano la pace di altri. Ma state attenti. L’inferno sta salendo da voi.” (1) Questa frase un po’ enigmatica e lapidaria Pasolini la pronunciò la sera prima di quel 2 Novembre del 1975 che vide il suo corpo ormai cadavere consegnato agli occhi indiscreti dei giornali. Non sappiamo esattamente quale impressione dovesse averne Furio Colombo nel registrarla, ma possiamo facilmente immaginare l’effetto che essa dovette avere su di lui nei giorni immediatamente successivi. Tutta l’intervista che il giornalista raccolse quella sera era un terribile j’accuse contro l’ordine orrendo della cultura di quegli (e anche di questi nostri) anni: un ”ordine orrendo basato sull’idea di possedere e sull’idea di distruggere.” Continua a leggere