Recensione a:
Catherine Nixey, Nel nome della croce. La distruzione cristiana del mondo classico, Bollati Boringhieri 2018
Un libro dal titolo commercialmente accattivante, ma che è nei contenuti addirittura peggiore delle aspettative. Nel risvolto di copertina si dice che chi lo ha scritto avrebbe studiato “Storia e Letteratura Classica a Cambridge”, e questo ci fa rivalutare i tanto disprezzati atenei italiani. Il libro, caso raro, sa essere insieme pedante e pedestre: cita un dovizioso numero di fonti, mescolandole però tra loro, e soprattutto confondendo spesso (volutamente?) le fonti tardoantiche con le tardomedievali, in un potpourri di frasi fatte, luoghi comuni, veri e propri travisamenti. Un profluvio di citazioni decontestualizzate e di improbabili aneddoti fatti passare per verità storiche inoppugnabili. Continua a leggere

«Una giornata di sole così bella, e io me ne devo andare. Ma quanti non sono quelli che oggi muoiono sul campo di battaglia. Che importa la mia morte se le nostre azioni saranno servite a scuotere e a risvegliare gli uomini.» È il 22 Febbraio del 1943. In una cella del carcere di massima sicurezza di Stadelheim, Sophie Scholl, appena ventunenne, così si confida con la compagna di prigionia appena conosciuta. Morirà di lì a poco, dopo aver pregato e aver ricevuto la comunione, da fervente luterana, sotto la lama della ghigliottina. Dopo di lei, la stessa lama cadrà sull’amico Christoph Probst, e poi, nuovamente sull’amato fratello Hans. È la conclusione inevitabile del primo processo contro la «Rosa Bianca».